Un concorso pubblico non è un esame: è un procedimento amministrativo. Questo cambia tutto, perché significa che ogni passaggio ha una base normativa, un termine e una forma. Chi lo tratta come un esame studia soltanto le materie; chi lo tratta come un procedimento sa anche quando deve fare che cosa, e non viene escluso per una casella non spuntata.
1. Il bando e la sua pubblicazione
Il bando è l'atto che apre il procedimento e ne fissa le regole, la cosiddetta lex specialis: vincola l'amministrazione tanto quanto il candidato. Viene pubblicato sul portale inPA e, per estratto, nella Gazzetta Ufficiale, 4ª Serie speciale Concorsi ed esami. Da quella pubblicazione decorre il termine per presentare la domanda, di norma trenta giorni.
Nel bando trovi i requisiti generali e specifici, il numero di posti, le riserve, le materie d'esame, la struttura delle prove, i criteri di valutazione dei titoli e, dettaglio che molti saltano, l'indicazione se l'amministrazione pubblicherà o meno una banca dati dei quesiti prima della prova.
2. La domanda di partecipazione
La domanda si presenta esclusivamente in via telematica tramite il portale inPA, con identità digitale SPID o CIE, e con il pagamento del contributo di partecipazione dove previsto. Gli errori che escludono sono quasi sempre banali: termine scaduto anche di un'ora, requisito posseduto ma non dichiarato, titolo di studio indicato in modo non corrispondente a quello richiesto.
Regola pratica: compila la domanda almeno tre giorni prima della scadenza. Il portale, all'ultimo giorno, è regolarmente sotto carico.
3. La prova preselettiva
Se il numero di domande supera una soglia indicata dal bando, l'amministrazione svolge una preselettiva. È una prova a risposta multipla con un tempo per quesito molto stretto, spesso un minuto o meno, e il suo punteggio, salvo diversa previsione, non concorre al voto finale: serve solo ad ammettere alle prove successive.
È la fase con la maggiore mortalità e, non a caso, quella che si allena meglio con i quiz. Le materie sono di norma logica, comprensione del testo e le materie trasversali del bando.
4. Le prove scritte
Possono essere a risposta multipla, a risposta aperta, oppure prove pratiche o teorico-pratiche. Nei concorsi degli enti locali per profili amministrativi la combinazione più comune è una scritta a quesiti sulle materie giuridiche e una prova pratica su un caso concreto: un atto da redigere, una determina, una relazione.
5. La prova orale
Verte sulle materie del bando e comprende quasi sempre l'accertamento della conoscenza della lingua inglese e delle competenze informatiche di base. In molte procedure include un colloquio sulle competenze trasversali o un test attitudinale.
6. I titoli
Se il bando prevede la valutazione dei titoli, il punteggio si somma a quello delle prove secondo la tabella pubblicata. Titoli di studio ulteriori, abilitazioni, servizio prestato presso pubbliche amministrazioni: contano solo se dichiarati nella domanda entro il termine, non dopo.
7. La graduatoria e l'assunzione
La graduatoria finale è approvata con provvedimento e pubblicata all'albo dell'ente; da quella pubblicazione decorrono i termini per l'impugnazione davanti al giudice amministrativo. La graduatoria resta efficace per il periodo previsto dalla legge e può essere utilizzata per ulteriori assunzioni o per scorrimento.
Che cosa vale la pena preparare per primo
Se il concorso a cui punti non ha ancora pubblicato la banca dati, la situazione più comune, l'unico investimento che non rischi di buttare è quello sulle materie trasversali: diritto costituzionale, diritto amministrativo, pubblico impiego, anticorruzione e trasparenza, privacy, amministrazione digitale, logica e inglese. Ricorrono in bandi di enti diversissimi fra loro e restano valide anche se cambi obiettivo a metà strada.
Aggiornato al 2026-09-04. Le informazioni hanno finalità divulgativa: il bando del singolo concorso resta l'unica fonte vincolante.